Servio Sulpicio Galba fu il primo dei cosiddetti “quattro imperatori” succedutisi nel volgere di poco più di un anno (da giugno del 68 a dicembre del 69 d.C.). Dopo appena sette mesi di governo, egli fu deposto e assassinato dai pretoriani che, al suo posto, acclamarono Otone. L’episodio è narrato da Tacito nel primo libro delle Historiae e da Plutarco nella «Vita di Galba».
Octavo decimo kalendas Februarias sacrificanti pro aede Apollinis Galbae haruspex Umbricius tristia exta et instantes insidias ac domesticum hostem praedicit, audiente Othone (nam proximus adstiterat) idque ut laetum e contrario etsuis cogitationibus prosperum interpretante. Nec multo post libertus Onomastus nuntiat exspectari eum ab architecto et redemptoribus, quae significatio coeuntium iam militum et paratae coniurationis convenerat. Otho, causam digressus requirentibus, cum emi sibi praedia vetustate suspecta eoque prius exploranda finxisset, innixus liberto per Tiberianam domum in Velabrum1 , inde ad miliarium aureum2 sub aedem Saturni pergit. Ibi tres et viginti speculatores consalutatum imperatorem ac paucitate salutantium trepidum et sellae festinanter impositum strictis mucronibus rapiunt; totidem ferme milites in itinere adgregantur, alii conscientia, plerique miraculo, pars clamore et gladiis, pars silentio, animum ex eventu sumpturi.
TRADUZIONE 1
Il quindici gennaio Galba stava sacrificando davanti al tempio di Apollo: l’aruspice Umbricio gli dichiara che le viscere davano segni sinistri, predicendo insidie incombenti e un nemico in casa. Lo sente Otone, che gli stava vicino, e vuole interpretarlo, rovesciandone il senso, di buon augurio per sé e propizio ai suoi disegni. Passano pochi momenti e il liberto Onomasto gli annuncia che l’architetto e i costruttori lo aspettavano: questa la frase convenuta per indicare che i soldati si stavano radunando e che la congiura era pronta a scattare. Al suo allontanarsi, qualcuno gliene chiese motivo e lui diede loro a intendere di essere in trattative per una vecchia casa di campagna, il cui stato di solidità andava prima verificato; poi, appoggiandosi al braccio del liberto, si avvia attraverso i palazzi di Tiberio, verso il Velabro e di là punta al miliare aureo nel foro, sotto il tempio di Saturno. Qui lo salutano imperatore ventitré guardie del corpo: Otone era preoccupato dell’esiguo numero dei presenti, ma essi lo fanno salire in fretta su una lettiga e, spade in pugno, lo portano via. Lungo il percorso si accoda un altro numero di soldati di analoga consistenza: alcuni perché complici, ma i più per la stranezza della scena, chi gridando e a spada levata, chi in silenzio e aspettando coraggio dall’evolversi della situazione.
TRADUZIONE 2
Alle calende di febbraio, mentre Galba sta compiendo dei sacrifici davanti all’altare di Apollo, l’aruspice Umbricio gli predice interiora sinistre, insidie incombenti, e un nemico in casa; al contrario Otone, ascoltandolo – si era infatti intrattenuto nelle vicinanze – lo interpreta come positivo e favorevole ai suoi disegni.
Poco tempo dopo, il liberto Onomasto gli annuncia che è atteso dagli architetti e dagli operai, cioè il segnale che era stato concordato in precedenza del fatto che i miliziani si erano radunati e che la congiura era pronta.
Una volta allontanatosi, a chi gli chiedeva una spiegazione, Otone, dopo aver finto di volersi comprare una proprietà che sembrava vecchia e che quindi doveva essere per prima cosa visionata, appoggiandosi al liberto si avvia verso la casa di Tiberio nel quartiere del “Velabrium”, da lì al “miliarum aerum” sotto al tempio di Saturno.
Qui ventritrè guardie del corpo lo portano via con le spade strette in pugno dopo averlo salutato come imperatore e una volta fattolo sedere su una lettiga, nonostante lui fosse allarmato dal numero esiguo di quelli che lo avevano accolto. Durante il tragitto si aggrega un gruppo di soldati dai numeri più o meno simili, alcuni per conoscenza (della congiura), altri per la sorpresa, una parte urlando e sguainando le spade, una parte in silenzio, in procinto di assumere un certo atteggiamento a seconda di quello che sarebbe successo.